sabato 31 dicembre 2011

Donna uccisa a Lipari, folla accoglie
la salma. Il parroco: «Chi sa parli»

Il corpo ha fatto ritorno sull'isola dopo essere stato sottoposto all'autopsia all'ospedale di Messina


LIPARI - Duemila cittadini hanno atteso l'arrivo del traghetto della Siremar con la salma della signora Eufemia Biviano, 62 anni, uccisa nella sua casa di Quattropani, a Lipari la notte della vigilia di Natale. Il corpo ha fatto ritorno sull'isola dopo essere stato sottoposto all'autopsia nell'istituto di Medicina legale dell'ospedale di Messina. In prima fila il sindaco Mariano Bruno, il parroco Peppino Mirabito e le forze dell'ordine. All'arrivo le due navi che erano in porto hanno dato l'ultimo saluto alla vittima, uccisa con una coltellata alla gola, suonando le sirene. Proseguono intanto le indagini e sembra ormai sempre meno probabile che ad uccidere la donna sia stato un ladro sorpreso a rubare nell'abitazione.

IL PARROCO: CHI SA PARLI - «Chi sa parli. Aiutiamo le forze dell'ordine a catturare l'assassino». Nel giorno dei funerali di Eufemia, il parroco di Lipari Peppino Mirabito ha lanciato un appello ai suoi concittadini. Almeno mille le persone in chiesa: i familiari, i rappresentanti della giunta comunale, le forze dell'ordine e i tanti conoscenti della donna. «Questa tragedia», ha detto il parroco, "non ha colpito solo la nostra borgata ma tutte le Eolie"

FIACCOLATA – Oltre duemila persone hanno partecipato ieri alla Fiaccolata della legalità, organizzata da alcuni rappresentanti della società civile, dopo la barbara uccisione di Eufemia Biviano, 62 anni, avvenuta nella sua casa della frazione di Quattropani. I cittadini di Lipari hanno risposto in massa all’invito di manifestare nelle vie dell’isola (dalla banchina di Sottomonastero a corso Vittorio Emanuele, fino alla piazzetta di Marina Corta) per dire no alla criminalità che, dopo quasi sessant’anni, ha nuovamente sconvolto la vita a Lipari. Alla manifestazione hanno partecipato anche rappresentanti della giunta municipale

Il 2011 sta per lasciarci.........


di Francesco Fabbri

ROMA - La fine di Gheddafi, il disastro di Fukushima e la tragica fine di Marco Simoncelli: sono alcuni degli eventi del 2011 più seguiti degli utenti di ANSA.it. Il sito della maggior agenzia di stampa italiana ha chiuso l'anno con punte di oltre 10 milioni di utenti unici e 170 milioni di pagine viste al mese.

L'evento che più di ogni altro ha calamitato l'attenzione degli utenti è stato la rivolta libica e la caduta del regime di Gheddafi, culminata con l'uccisione del rais.

Continuano a suscitare molto interesse sull'opinione pubblica anche gli sviluppi della vicenda di Sarah Scazzi, la ragazzina di Avetrana ritrovata morta in un pozzo e sulla cui barbara uccisione si rimpallano la responsabilità lo zio, Michele Misseri, la cugina e di lui figlia, Sabrina, e la madre e moglie dell'uomo, Cosima Serrano.

Il terzo evento più seguito su ANSA.it è stato il terremoto-tsunami del Giappone culminato con il disastro nucleare nella centrale nucleare di Fukushima, i cui imprevedibili effetti hanno riportato alla mente l'incidente nucleare di Chernobyl del 1986. L'evento ha con tutta probabilità influito sull'esito del referendum che si è tenuto nei mesi immediatamente successivi in Italia e che ha sancito il no alla produzione di energia atomica nel nostro Paese.

Ben due posizione (la quarta e la nona) sono occupate da vicende che riguardano Silvio Berlusconi. Il processo Ruby, con la pletora di vip e star chiamati come testimoni dalla difesa dell'ex presidente del Consiglio, e la carrellata sulle ragazze il cui nome - a vario titolo - è stato affiancato a quello del Cavaliere. Da Nicole Minetti a Nadia Macrì passando per Sabina Began e Patrizia D'Addario.

Lo schianto sulla pista di Sepang costato la vita al pilota Marco Simoncelli durante una gara di MotoGP ha commosso anche chi di moto non è appassionato. Dal momento incidente sul tracciato malaysiano al funerale a Coriano, sui colli romagnoli, culminato con un rombo di motori, SuperSic non è mai rimasto solo.

Molta cronaca nera nelle posizioni di coda della top ten delle notizie. Al settimo posto troviamo il mistero della tragica morte di Yara Gambirasio, ritrovata uccisa il 26 febbraio, tre mesi dopo la sua misteriosa scomparsa da Brembate, nel bergamasco.

Subito sotto, un'altra fine misteriosa: quella di Melania Rea. In questo caso, però, molte ombre si assiepano sul marito della donna, Salvatore Parolisi.

La violentissima ondata di maltempo che si è abbattuta all'inizio dell'inverno sulla Liguria causando morte e distruzione occupa la penultima posizione mentre al decimo posto si piazzano le vicende politiche di casa nostra: dalla crisi di governo alla nomina di Mario Monti come presidente del Consiglio a capo di un esecutivo tecnico.

venerdì 30 dicembre 2011

Noi mamme non siamo i teppisti napoletani.......

 

— 2/03/02, di Marco Nerirotti

I sogni del teppista
Criminalità minorile: storie di estorsioni, spaccio, rapine raccontate dai protagonisti a un magistrato di Napoli

Ciro ruba per la prima volta a tredici anni. A sedici è già detenuto per estorsione e spaccio di droga. Una carriera niente male, deve pensare qualche amico suo. Ma questo è Ciro delinquente. Quali sono i passaggi di Ciro bambino che nasce nel disagio, finisce nella devianza e rotola nel crimine? Eccoli. Padre ignoto e madre malata di mente, messo fuori dalla scuola senza tanti scrupoli, finito in istituto, accolto da una nonna amorevole quanto incapace, che lo vizia con la misera pensione. Ciro vuole il motorino? Ecco il motorino. Peccato che glielo rubano e, per farglielo riavere, chiedono un "cavallo di ritorno", un pizzo di trecentomila lire. Basta prenderli di nascosto all'adorata nonna. Glielo rubano un'altra volta, alzano il prezzo del "cavallo" ma gli pongono un'alternativa: "Se ti unisci a noi le cinquecentomila le puoi guadagnare ogni giorno". Ciro - ex bambino del quartiere Scampia - è un "fascicolo" del Tribunale per i minorenni, destinato a passare alle Procure ordinarie. A questi "fascicoli" dà vita - storie e pensieri, ostinazioni e ripensamenti - Melita Cavallo, per trent'anni magistrato minorile, con il saggio Ragazzi senza (Bruno Mondadori editore). Tecnico e meticoloso, concentrato di procedura penale, psicologia e sociologia, Ragazzi senza è scritto con un linguaggio semplice e alla portata di tutti, per far capire origini del crimine, sbarre, perdoni e rieducazione. Ne vien fuori il ritratto del disagio, poi quello della devianza, un mare mosso e cangiante, che non è ancora crimine, mentre il crimine è sempre figlio della devianza. E vengono fuori le risposte del diritto e della società, quelle che talora appaiono facile buonismo e sono invece la via più rapida, e faticosa per chi la deve percorrere, verso il recupero. I ragazzi si raccontano ai giudici. Pietro, 16 anni, famiglia regolare, studente alle superiori, scarso profitto, va con amici maggiorenni a tirar sassi da un cavalcavia. Ci scappa una vittima. Perché l'ha fatto? "Non so", risponde. Il magistrato insiste, e lui va oltre la noia, il vuoto: "Volevo vedere che cosa si prova, se avevo paura oppure no. I miei amici dicevano che avrei avuto paura e non ce l'avrei fatta". Imitazioni, emozioni forti e paura di essere escluso. Ma se quello frequentava la scuola, altri sono veramente gli orfani di una delle strutture fondamentali per la loro vita, dopo la famiglia. Il ritratto che fa la Cavallo è dolente: emarginazione al posto dell'aiuto, rifiuto al posto dell'accoglienza. E allora il ragazzo "zavorra" - mortificato, sospeso, respinto, umiliato - può sorridere grato e dire: "Signor giudice, meglio a Nisida che a scuola". Perché Nisida è il carcere minorile napoletano, dove non ti etichettano e, piuttosto, ti spingono avanti. Era l'anno scolastico 1977-78. Due alunni di una media bruciarono alcune suppellettili: furono sospesi per tutto l'anno. Il che andavano contro un diritto stabilito dalla Costituzione, ma ne faceva due buone prede per chiunque offrisse loro un'alternativa. Nessuno si era soffermato a chiedere perché. Forse avevamo esagerato perché, di fronte a certe richieste d'aiuto inascoltate, è davvero meglio Nisida? Si raccontano, i ragazzi. Lo fanno anche scrivendosi fra loro, da un quadrato di sbarre all'altro, prima del processo. E proprio quel carteggio diventa elemento di fondo in un processo per l'assassinio di un commerciante durante una rapina. Sono in quattro, vivono in un quartiere a rischio e lo rivivono nella corrispondenza: l'unica coesione è lo sballo, non c'è traccia di sentimenti, nostalgia della famiglia, accenno a una ragazza. C'è l'esaltazioni di spinelli e impennate con la moto. E c'è bisogno di qualche soldo e questi soldi può averli un negoziante. Il leader procura una pistola, ma è doveroso esserci tutti, con i passamontagna, a sentirsi forti. La vittima reagisce e chi impugna l'arma, impreparato, sorpreso, spaventato, preme il grilletto. Il gruppo e lo sballo. Il gruppo e l'eccitazione che li lega non per affetti ma per comunanza di disagio. Come gli altri quattro che vanno a vedere un film porno, escono, trovano una ragazzina debole mentale e traslocano le molestie verbali in uno stupro di gruppo, dove il più timido e introverso, se non vuol esser messo fuori dal branco, deve almeno partecipare tappandole la bocca. Orrore, certo. Ma è altrettanto orrore il muro che gli inquirenti trovano nel quartiere. Il silenzio, l'omertà, l'essere altro rispetto alla stato, alla convivenza, alla comunità. Omertà da parte di chi domani potrà essere la vittima di ciò che ha coperto. Nessuno giustifica determinati gesti, ma se ne cerca spiegazione. La Cavallo ricorda che quando un giovane "pentito" (esistono già anche fra i minori) lascia il clan, dice testualmente: "io non appartengo più". E' cessata un'identificazione di ruolo, ma con chi? Con lo stesso mondo che aveva incontrato Ciro. In un test su 300 bambini (160 maschi e 140 femmine), il camorrista viene raffigurato come un leone, una volpe, un giaguaro, un lupo, un orso. Altri minori, di quartieri residenziali, più che eroismo, regalità o astuzia, vedono la pericolosità: ecco allora falchi, pipistrelli, vipere. Il libri di Melita Cavallo non è l'atteggiamento comprensivo generalizzato di un giudice verso le persone che ha dovuto giudicare. E' lo sguardo più ampio sui mondi che li hanno generati, accolti, spinti, utilizzati e cristallizzati nel crimine. Ma non tutti. C'è la vera storia di Rita Atria, che tutta la sua fiducia regala a Paolo Borsellino e si butta dal settimo piano quando viene a sapere che quel faro gliel'hanno fatto saltare in aria. E ci sono quelli che -fra carcere, perdoni, affidi in prova, lavori a favore della vittima- ce l'hanno fatta:
"Quella vita non faceva per me. Io voglio una casa e una famiglia, non un carcere come casa e i poliziotti come famiglia".

Federica e la sua bambina..... rassegna stampa

LATINA OGGI
http://www.latina24ore.it/lazio/34255/tribunale-le-toglie-la-figlia-mamma-presenta-supplica-al-papa

LA STAMPA
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=lipera%20appello%20%20al%20papa&source=web&cd=1&ved=0CB4QqQIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.lastampa.it%2Fcmstp%2Frubriche%2Fgirata.asp%3FID_articolo%3D1517%26ID_blog%3D196%26ID_sezione%3D396&ei=UQT-TqDgBrHN4QSX0tmNCA&usg=AFQjCNHkN8Wzdppdi5L1Ps-X9gQLjVAsUQ

ROMA CORRIERE.IT
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=lipera%20appello%20%20al%20papa&source=web&cd=14&ved=0CDIQFjADOAo&url=http%3A%2F%2Froma.corriere.it%2Froma%2Fnotizie%2Fcronaca%2F11_dicembre_29%2Fbimba-diritto-infanzia-1902691884009.shtml&ei=owT-TqGgMKbj4QSY3dSNCA&usg=AFQjCNEOY41n8HeSwiGomUmR8tV4Yj0yrA

ANSA
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=appello%20al%20papa%20di%20una%20mamma&source=web&cd=6&ved=0CEYQFjAF&url=http%3A%2F%2F247.libero.it%2Ffocus%2F20455038%2F11868%2Fle-tolgono-b-figlia-b-lei-scrive-a-papa%2F&ei=iQb-Ttj8AszY4QSs5tQw&usg=AFQjCNEocx0D3uxocE9w4QIdFq3XJDQovQ

REPUBBLICA 22 DICEMBRE
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=tribunale%20dei%20minorenni%20denunciata%20la%20cavallo&source=web&cd=1&ved=0CCcQFjAA&url=http%3A%2F%2Froma.repubblica.it%2Fcronaca%2F2011%2F12%2F22%2Fnews%2Fgiustizia_le_toglie_la_figlia_denuncia_il_giudice_minorile-27041854%2F&ei=UQf-TrjXC6qg4gT3tM3qBA&usg=AFQjCNGckImX3kmE4SeYU0DCL9tdvgQsXw

IL MESSAGGERO
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=tribunale%20dei%20minorenni%20denunciata%20la%20cavallo&source=web&cd=5&ved=0CEQQFjAE&url=http%3A%2F%2Fwww.ilmessaggero.it%2Farticolo.php%3Fid%3D174146%26sez%3DHOME_ROMA&ei=UQf-TrjXC6qg4gT3tM3qBA&usg=AFQjCNEMLkeu0GdaI0d9INl6719PEqZvXQ

ANSA
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=le%20tolgono%20la%20figlia%20lei%20scrive%20al%20papa&source=web&cd=1&ved=0CDEQqQIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.ansa.it%2Fweb%2Fnotizie%2Frubriche%2Ftopnews%2F2011%2F12%2F30%2Fvisualizza_new.html_19354999.html&ei=Kgr-TszeIsfV4QSljJ3hAw&usg=AFQjCNHHGD86zqIxUs8oZSDW-9XcmV3mHQ

IL GIORNALE DEL FRIULI
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=le%20tolgono%20la%20figlia%20lei%20scrive%20al%20papa&source=web&cd=10&ved=0CHMQFjAJ&url=http%3A%2F%2Fwww.ilgiornaledelfriuli.net%2Fcron%2Fvenerdi-30-gennaio-2011-ultima-ora-aggiornamento-delle-ore-16-24%2F&ei=Kgr-TszeIsfV4QSljJ3hAw&usg=AFQjCNFjXmviUfs18dijZq2Gam8HR8jl6A

TGPADOVA
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=le%20tolgono%20la%20figlia%20lei%20scrive%20al%20papa&source=web&cd=13&ved=0CD0QFjACOAo&url=http%3A%2F%2Fwww.tgpadova.it%2Fpages%2F122%2F291606%2Fcitta_marchetti_cerca_un_terzino_sinistro.html&ei=-Qr-ToOLNfD44QSFudCNCA&usg=AFQjCNFQ3yB-TTOrNBNZIe4Yg9yYmTW3ew

TGVERONA
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=le%20tolgono%20la%20figlia%20lei%20scrive%20al%20papa&source=web&cd=18&ved=0CGIQFjAHOAo&url=http%3A%2F%2Fwww.tgverona.it%2Fpages%2F121%2F291562%2Fecco_come_sar_il_nuovo_stadio_a_verona.html&ei=-Qr-ToOLNfD44QSFudCNCA&usg=AFQjCNGXFlSM-sB9ZIDNZ8naHA4z1URtFw

giovedì 29 dicembre 2011

Visita al Papa per chiedere di riavere la propria figlia

COMUNICATO STAMPA

Domani 30/12/2011 alle ore 11.00, la mamma che ha denunciato il Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, Carmela Cavallo nonché l’assistente sociale Luisa Mosè e la psicologa Antonella Rossi, dei servizi sociali del Comune di Roma, unitamente all’assistente sociale Giovanni FULVI, tutore provvisorio, perché inopinatamente ed ingiustificatamente le è stata sottratta la figlia, si recherà alla Città del Vaticano, entrata da Porta Petriana (adiacente ex S. Uffizio) per consegnare personalmente una supplica di intervento al Santo Padre, Papa Benedetto XVI, perché la sua bambina di sette anni possa essere immediatamente scarcerata e liberata dal carcere bambini, e edulcoratamente definito ”Casa Famiglia”.
Intanto il Tribunale per i Minorenni di Roma, presieduto oggi dal dott. Giovanni De Biase, trasmetterà gli atti dopo il 2 gennaio prossimo al Pubblico Ministero Minorile per esprimere parere per poi decidere sulla istanza, avanzata dall’Avv. Giuseppe Lipera, di immediata sospensione dell’esecuzione e/o di revoca del provvedimento di collocamento della minore in casa famiglia.
“Tempi apparentemente celeri per la Giustizia italiana, ma enormemente lunghi quando si teme giustamente per la salute psichica e fisica dei una bambina di sette anni” (commento dell’Avv. Giuseppe Lipera).

Resta confermato che la Corte di Appello di Roma sez. Minorenni, presieduta da Alida Montaldi, terrà invece l’udienza sul reclamo il 10 gennaio 2012.

Le suore insorgono......a sostegno della bambina rapita dal tribunale

CITTA’ DEL VATICANO - Le suore che dirigono una delle piu' note scuole parificate di Roma insorgono in difesa di una loro piccola allieva trasferita di autorita' in una casa famiglia dal Tribunale dei Minori e "in tutta coscienza e per amore della verita'" si schierano dalla parte della mamma che ha presentato un esposto-denuncia ai carabinieri della Stazione San Pietro.
"Ho appreso con dolore e rammarico che la nostra alunna, in data 14 dicembre e' stata collocata presso una casa famiglia dal Tribunale per i Minorenni", scrive la direttrice della scuola romana, della quale non puo' essere fatto il nome per evitare che la minore sia identificata. Nella lettera, della quale l'Agi e' entrata in possesso, la suora testimonia che la bambina - che oggi ha 7 anni e che venne affidata alla mamma dal Tribunale dei minori di Milano quando madre e figlia risiedevano nel capoluogo lombardo - e' "ben curata, serena, bene educata, allegra e socievole, molto attaccata ai suoi compagnetti di scuola", ed "ha maturato importanti amicizie, e un ottimo rapporto di stima ed amore reciproco con il corpo insegnante". "In qualita'di direttrice della Scuola elementare paritaria frequentata dalla minore mi sento di appellarmi a codesta Onorevole Corte affinche' sia fatta giustizia e sia tutelata la piccola che ha il diritto di vivere la sua infanzia e la sua vita onsiderato inoltre che, nella sua vita strappata non vi era nulla che giustificasse un allontanamento", conclude la religiosa rivolgendosi ai giudici di seconda istanza che dovranno pronunciarsi sull'allontanamento deciso dal Tribunale dei minori di Roma dopo che la mamma si era trasferita nella Capitale anche per consentire al papa' di vedere piu' frequentenente la figlia. Le suore hanno anche annunciato di voler rinunciare al "versamento economico della retta scolastica offrendo, almeno noi, il nostro aiuto, amore e competenza gratuitamente e genuinamente". L'avvocato Giuseppe Lipera, che assiste la madre, ritiene che l'allontanamento della piccola sia frutto di una decisione sbagliata. Nell'ordinanza - spiega il legale - sono stati solo riportati "alcuni stralci della relazione psicologica a cui e' stata sottoposta la bambina, recependola acriticamente senza in alcun modo spiegare il perche' della sua condivisione di quelle risultanze e, soprattutto, il percorso logico seguito dalla stessa per addivenire a quella decisione che, a rigor di legge, dovrebbe essere considerata l'estrema ratio a cui ricorrere". Secondo il penalista, "il presidente di un tribunale per i minorenni, prima di adottare un provvedimento tanto drastico quanto doloroso, dovrebbe curarsi di accertare con maggior accortezza e sensibilita' la realta' dei fatti che si trova davanti. Dovrebbe dare modo alle parti di interloquire in maniera ampia ed esauriente, evitando di prendere tali decisioni alla luce dei soli riscontri offerti dai "collaboratori" del tribunale per i minorenni".

Sequestro di stato...

Non scrivo nulla vi prego solo di guardare..... Questa piccola bambina di soli sette anni e' stata portata via durante l'ascolto al tribunale dei minorenni di Roma....Il motivo alla base la conflittualita' genitoriale....ma si puo' fare cio'?

http://www.youtube.com/watch?v=bQ_KqhhUrkI

mercoledì 28 dicembre 2011

Quando la crisi matrimoniale non ha eta'

Lui 99 anni, lei 96: si separano per gelosia
Dopo 77 lunghi anni di matrimonio celebrato nel 1934. Hanno 5 figli
28 dicembre, 19:21
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(Foto archivio)

Due anziani coniugi - lui di 99 anni, lei di 96 - hanno deciso di porre fine al loro matrimonio a 77 anni dalle nozze, celebrate nel 1934: il ricorso per la separazione consensuale è già stato depositato al Tribunale di Roma e l'udienza presidenziale è stata fissata per il prossimo mese di marzo. "La crisi coniugale - ha raccontato all'ANSA l'avvocatessa Anna Orecchioni, mostrando copia del ricorso per la separazione - è cominciata nel 2002, quando lui ha scoperto alcune lettere che la moglie aveva spedito oltre mezzo secolo fa ad un uomo con il quale aveva avuto una relazione". Secondo quanto risulta dall'atto giudiziario e dal racconto del legale, i due coniugi - lui classe 1912, sardo; lei del 1915, napoletana - si conoscono negli anni Trenta, quando lui, giovane carabiniere, è mandato in servizio a Napoli. Le nozze sono celebrate nel capoluogo partenopeo il 25 luglio 1934.

Ventuno anni più tardi la coppia - che oggi ha cinque figli, una decina di nipoti e un pronipote - si stabilisce definitivamente a Roma. La vita coniugale ha uno scossone nel 2002, quando il marito scopre in un cassetto di casa anche lettere che la moglie aveva scritto oltre mezzo secolo prima, in costanza di matrimonio, ad un uomo con il quale aveva avuto una relazione. La reazione dell'ex carabiniere è rabbiosa: è il 2002 quando l'uomo si allontana dalla casa coniugale. Alcuni mesi dopo torna dalla moglie, ma nulla è più come prima: le liti sono sempre più frequenti, la distanza tra marito e moglie sempre più marcata. Alcune settimane fa i due coniugi hanno deciso di separarsi e il 16 dicembre i legali Anna Orecchioni, Marco Angelozzi e Giacinto Canzona hanno depositato il ricorso alla cancelleria del Tribunale di Roma. A marzo, prima di dichiarare la separazione consensuale, sarà compito del giudice compiere il tentativo di riconciliare i due coniugi.

martedì 27 dicembre 2011

Non e' il mediove ma la Grecia di oggi......i bambini muoiono di fame

Grecia senza cibo e medicine, i bambini muoiono di fame
Duecento casi di bambini in pericolo, denutriti, «perchè i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve». Non è il medioevo, è la Grecia del 2011. «Quando ho letto questa notizia – confessa Debora Billi – pensavo fosse l’esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile». Invece è l’Ansa, che cita il sito “Newsit”. E’ la maggiore agenzia di stampa italiana a confermare la storia: quei 200 piccoli europei sono davvero alle prese con la fame, e i loro insegnanti «fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare». Questa non è più crisi, è catastrofe umanitaria: «Il ministero della pubblica istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come “propaganda”, si è visto costretto a riconoscere la gravità del problema».
Come hanno riferito alcuni insegnanti al quotidiano “To Vima”, il problema della denutrizione ormai esiste e, in Grecia, viene individuato più facilmente La Grecia alle prese con la famenelle scuole a tempo pieno: «Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perché si vergognano di dire la verità». E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l’ospedale perché non hanno dove andare a dormire, continua la cronaca greca, ripresa dal blog “Crisis.Blogosfere”. «Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame», osserva Debora Billi: l’altra emergenza, ormai drammatica, riguarda l’assistenza sanitaria: la Grecia sembra stia scivolando verso una disperazione sociale da terzo mondo.
«I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010», scrive “L’Unità” in un recente servizio da Atene, «mentre quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%». Contemporaneamente, i centri sanitari statali hanno subito tagli per il 40% del loro budget: il personale è gravemente carente, perché molti lavoratori sono stati licenziati per effetto dei tagli al sistema di protezione sociale imposto dalla terapia d’urto voluta dall’Europa. Risultato, la disperazione ormai diffusa, che incoraggia la peggiore forma di corruzione: «Le code per una visita o per un ricovero Frigorifero vuoto: la fame in Greciasono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri».
Inoltre, aggiunge “L’Unità”, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali: molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l’approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato al “Wall Street Journal” che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anti-cancro, mentre Novo Nordisk ha smesso di rifornire gli ospedali greci di insulina e Leo Pharma ha cessato di spedire ad Atene due medicinali importanti, un anticoagulante e un farmaco contro la psoriasi.
Già nel 2008, cioè tre anni fa, sapevamo che i greci sarebbero stati “i primi”, scrive Debora Billi, segnalando che il suo blog ha avviato dal 2010 un monitoraggio ravvicinato delle sofferenze sociali provocate in Grecia dal “rigore” imposto dalla Bce dopo lo scoppio della crisi finanziaria, lasciata marcire dai bilanci statali “truccati” dai consulenti della Goldman Sachs. Debora Billi è “sul pezzo” da anni: «Malgrado ciò – scrive ora – sono stupita dalla rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile consapevolezza che i prossimi saremo noi».

Trovato morto il fratello di Giorgio Panariello. Entrambi erano stati abbandonati dalla mamma.

Trovato morto fratello di Giorgio Panariello
Aveva avuto problemi di droga. L'attore riconosce la salma a Viareggio
27 dicembre, 12:57
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Giorgio Panariello con Ilary Blasi il 4 marzo 2006 durante la conferenza stampa del Festival di Sanremo

VIAREGGIO (LUCCA) - Francesco Panariello, 50 anni, fratello di Giorgio, è stato trovato privo di vita poco dopo la mezzanotte in un'aiuola sulla terrazza della Repubblica di fronte al bagno Zara a Viareggio.

Un passante ha visto l'uomo, che in passato aveva avuto problemi di tossicodipendenza, a terra ed ha avvertito il 118. Il medico ha cercato, ma inutilmente, di rianimarlo. E' intervenuta anche una volante della polizia.

E' stato lo stesso Giorgio Panariello a effettuare il riconoscimento della salma del fratello, portato all'ospedale Versilia per l'autopsia. L'attore e' stato fatto entrare da un ingresso secondario dell'ospedale e accompagnato nella sala mortuaria. Quindi e' uscito e ha raggiunto il commissariato di polizia di Viareggio, i cui uomini sono intervenuti sul posto dove e' stato trovato il fratello.

Giorgio gia' piu' volte in passato si era occupato dell'uomo quando aveva avuto problemi di droga e di salute. In una intervista rilasciata nel 2009 al periodico DiPiu', Franco Panariello aveva raccontato che era stato proprio il fratello attore ad aiutarlo ad uscire dal tunnel della droga.
 
Franco e Giorgio avevano avuto un'infanzia molto difficile. Abbandonati da una mamma-bambina quando Giorgio aveva poco piu' di un anno e Franco era appena nato, erano stati subito separati: il primo affidato ai nonni materni, il secondo messo in un collegio. Li' era rimasto per 12 anni prima di essere adottato da una famiglia benestante.
 
''Neanche l'affetto della nuova famiglia - racconto' Franco nell'intervista-verita' - riusciva a placarmi. Un giorno mi scoprirono mentre portavo via loro i soldi, cosi' tolsero l' adozione. Fui spedito in un collegio a Siena, ma anche li' durai poco, mi scoprirono mentre stavo rubando dei soldi al preside. Fui ritenuto un caso con pochissime probabilita' di recupero cosi' mi portarono dai miei nonni al Cinquale, una frazione del comune di Montignoso''.
 
In Toscana, Franco conobbe il fratello Giorgio ma scappo' anche dalla residenza dei nonni per andare in cerca della madre, a Napoli. Fini' poi in carcere, si ammalo' e comincio' a drogarsi. Fino al momento in cui Giorgio Panariello lo convinse ad andare a disintossicarsi nella comunita' di San Patrignano, all'eta' di 37 anni per uscirne sette anni dopo. A Viareggio Giorgio Panariello aveva fatto il giardiniere.
 

lunedì 26 dicembre 2011

Il Natale ai tempi della crisi.......

ROMA - Ormai e' certo: questo Natale non ama il cinepanettone, si e' messo come a dieta e sente la crisi economica. A confermarlo, intanto, il fatto che neppure il week end di Natale fa il miracolo e l'adrenalinico 'Sherlock Holmes' della Warner resta saldamente in testa mentre 'Vacanze di Natale a Cortina', cinepanettone-doc rivisto quest'anno dai fratelli Vanzina, pur guadagnando il secondo posto ai danni de 'Il gatto degli stivali', si attesta, alla seconda settimana, a 4.447.000 euro contro i quasi 11 milioni dell'anno scorso.

Insomma, una vera debacle per il cinema italiano e per gli incassi in genere se si considera anche che nel 2010 in testa al weekend di Natale al secondo posto c'era 'La banda dei Babbi Natale' che aveva incassato, sempre in due settimane, quasi nove milioni (8.896.486), ovvero piu' dello lo stesso Sherlock che naviga oggi a 7.505.000. Va detto poi che c'e' aria di crisi.

Anche se in questo week end 2011 manca l'incasso di oggi (la giornata piu' ricca per incassi insieme al primo dell'anno) e' difficile immaginare che si possa recuperare, in un solo giorno, il 51% in meno rispetto al 2010. Ovvero mancano all'appello, rispetto all'anno scorso ben 10 milioni di euro: nel 2010 si era a 21.249.545 e oggi a 10.209.722. Tornando alla top ten, il film di Leonardo Pieraccioni 'Finalmente la felicita'' cala al quarto posto, mentre tra le new entry troviamo al quinto posto 'Capodanno a New York', al settimo 'Il figlio di Babbo Natale' e, al nono, 'Il principe del deserto'.

Ecco i dieci film più visti nel fine settimana, secondo la classifica Cinetel, che monitora l'85% del mercato potenziale:

 

    TITOLO                                                            POS.     INCASSO      INCASSO     PROG.
                                                                             SETT.    TOT.                                     PREC.
1)  SHERLOCK HOLMES                                     (1)    2.434.445          7.505.949     2 SET
2)  VACANZE DI NATALE A CORTINA                   (0)    2.157.292          4.447.233    2 SET
3)  IL GATTO CON GLI STIVALI                             (2)   1.778.128           4.863.998    2 SET
4)  FINALMENTE LA  FELICITA'                             (3)   1.587.002           3.872.128    2 SET
5)  CAPODANNO A NEW YORK                           (0)     730.993             730.993    3 GG
6)  LE IDI DI MARZO                                               (5)     383.314            1.281.808    3 SET
7)  IL FIGLIO DI BABBO  NATALE                          (0)     332.865              332.865    3 GG
8)  MIDNIGHT IN PARIS                                          (6)      219.243           7.134.875    4 SET
9)  IL PRINCIPE DEL  DESERTO                          (0)      200.539            200.539    3 GG
10) THE ARTIST                                                     (8)       79.914            367.028 3 SET



 

domenica 25 dicembre 2011

Adriano ferisce con arma da fuoco una amica

- Giochi proibiti per l'Imperatore: Adriano, ex attaccante di Inter e Roma, è accusato di aver sparato accidentalmente ad una sua amica, Adriene Cyrilo, di 20 anni, ferendola alla mano sinistra. L'episodio - a quanto riferisce il giornale brasiliano O Globo on line - è avvenuto all'alba del 24 Dicembre all'uscita di un locale notturno di Rio de Janeiro. Il giocatore del Corinthians era nella sua auto, una Bmw, con Adriene, il suo autista-guardia del corpo (un ex poliziotto di 52 anni) e altre tre donne. Mentre Adriano maneggiava la pistola dell'autista, a quanto sembra per giocarci e farla vedere alle ragazze, è partito un colpo.

Trasportata in ospedale, Adriene è stato operata per una frattura esposta alla mano sinistra. L'auto, all'interno della quale sono state trovate tracce di sangue e il proiettile conficcato nell'abitacolo, è stata sequestrata. La polizia indaga sull'accaduto e ascolterà il giocatore, al quale il Corinthians, che ha vinto di recente il campionato brasiliano, ha offerto assistenza legale. Adriano Leite Ribeiro, che ha avuto problemi di alcool e sovrappeso, non è nuovo a episodi controversi. Ha tra l'altro testimoniato in inchieste sul narcotraffico, è stato fotografato mentre faceva il gesto di appartenenza ad una banda criminale di Rio, il Comando Vermelho, e si è rifiutato di sottoporsi al test dell'etilometro.

Natale nel sangue.....

GENZANO DI LUCANIA (POTENZA) - Madre e due figli uccisi a fucilate, in strada, il padre ferito ad una gamba: e' il quadro della strage di Natale a Genzano di Lucania (Potenza), un paese di circa seimila abitanti sconvolti dai proiettili sparati da un fucile imbracciato da un uomo di 77 anni, in preda alla rabbia per il fastidio, i danni, i disagi provocatigli dalla canna fumaria della lavanderia gestita dalla famiglia pressoche' annientata dalla sua collera, esplosa dopo anni di litigi e cause pendenti in tribunale. L'assassino e' Ettore Bruscella (e non Brucella, come riferito in un primo momento), di 77 anni, bloccato dai Carabinieri: ha ucciso Antonietta Di Palma, di 55, che gestiva la lavanderia, e i suoi due figli, Maria Donata Menchise (31 anni) e Matteo Menchise (27); ha ferito il capofamiglia, Leonardo Menchise, di 60 anni, ricoverato nell'ospedale San Carlo di Potenza. I medici lo stanno operando: ha una grave ferita ad una gamba. Tutto e' successo in pochi minuti, ma la sequenza dei fatti e' da film dell'orrore: a testimoniarlo e' la posizione dei corpi delle tre vittime della follia omicida di Bruscella. Il cadavere di Di Palma e' appena fuori dalla lavanderia, che si trova in una zona di Genzano di Lucania vicina alla villa comunale. I corpi dei suoi due figli, invece, sono piu' distanti: i due giovani hanno cercato di fuggire, di sottrarsi all'assassino, trovando scampo forse in un garage, ma non vi sono riusciti. Bruscella li ha uccisi senza pieta'. Poi ha cercato di ''completare'' la strage, sparando anche a Leonardo Menchise, nella sua casa: ma lo ha soltanto ferito, benche' gravemente. I pochi minuti di terrore che hanno falciato tre vite e distrutto il clima natalizio di Genzano di Lucania sono tutti nel movente di Bruscella: la canna fumaria della lavanderia e i fumi che ne uscivano gli davano fastidio. Fra lui e la famiglia Menchise - ricordano tanti che sono tenuti lontani dai Carabinieri, in via Vulture, la scena della strage, per poter raccogliere e catalogare gli elementi utili all'inchiesta - i dissidi avevano assunto da tempo la forma della carta bollata, delle querele, degli avvocati, dei processi. C'e' chi parla di una vera e propria ''ossessione'' di Bruscella per quella canna fumaria. Gli investigatori, che hanno gia' interrogato alcune persone e altre saranno ascoltate nelle prossime ore, devono stabilire se il triplice omicidio sia il frutto dell'ennesimo litigio oppure di un impulso improvviso che ha spinto Bruscella a sparare.

BRESCIA - Omicidio a Calvisano, in località San Francesco, nella bassa bresciana. Un 46enne ha sparato ed ucciso il convivente 34enne dell'ex fidanzata con quattro colpi d'arma da fuoco all'interno del capannone di un'azienda agricola. Poco dopo si è costituito alla stazione dei Carabinieri di Castel Goffredo, in provincia di Mantova. Entrambi gli uomini sono italiani. Sul posto la scientifica, il reparto operativo e i carabinieri della compagnia di Desenzano.

giovedì 22 dicembre 2011

Corpo di donna trovato sepolto...

SALERNO - Una scoperta agghiacciante quella fatta oggi ad Agropoli, provincia di Salerno. È stato identificato il cadavere della donna trovato stamattina seppellito in un terreno privato. Si chiamava Rosa Allegretti, 55 anni, di Serino (Avellino). Era una prostituta da tempo frequentava l'area costiera compresa tra Capaccio e Agropoli. A ritrovare il corpo, sepolto sotto uno strato di terriccio, era stato questa mattina un cercatore di funghi, attirato da un paio di stivali che sbucavano in superficie ed erano legati all'altezza delle caviglie. Secondo un primo esame eseguito dal medico legale incaricato dalla Procura di Vallo della Lucania, il corpo della donna non recherebbe segni di arma da fuoco n‚ da taglio, ma una grossa ferita alla testa, forse provocata da un oggetto contundente. Il pm di turno presso la Procura di Vallo della Lucania Renato Martuscelli ha disposto l'autopsia del cadavere. I carabinieri stanno ascoltando alcune prostitute che frequentano abitualmente la zona

mercoledì 21 dicembre 2011

Il comune non paga bambini senza riscaldamento a scuola

SOVERATO (CATANZARO) - Il Comune non paga la bolletta del gas ed un'ottantina di bambini di una scuola elementare di Soverato, nota localita' turistica della costa ionica catanzarese, si ritrovano senza riscaldamento in classi gelide dove stamani ci sono appena 4 gradi. A denunciarlo un gruppo di genitori che, per protestare contro quella che hanno definito una situazione ''assurda'', hanno ''occupato'' simbolicamente la scuola, situata nella frazione collinare della cittadina. ''Abbiamo cercato la direttrice, il sindaco, i vigili urbani ed anche i carabinieri - ha spiegato uno dei genitori, Massimo Ranieri - ma al momento non si e' visto o sentito nessuno. Non intendiamo andare avanti cosi'. Per tutto l'inverno i riscaldamenti non sono mai stati accesi. Adesso basta. O si trova una soluzione o ritiriamo i nostri figli dalla scuola''. ''Da quello che abbiamo saputo - ha aggiunto Ranieri - il problema sarebbe legato al mancato pagamento da parte del Comune delle bollette del gas. Motivo per cui e' stata interrotta la fornitura. Il fatto e' che nell'altro plesso della stessa scuola, situato a Soverato, invece, il riscaldamento funziona normalmente. Adesso proseguiremo l'occupazione della scuola sino a quando non avremo risposte''.

Speranza di giustizia.... Niente arresti domiciliari per Lucidi

ROMA - «Sono mesi di vita in più, al di là della pena iniqua, non credo proprio che siano sufficienti tre anni e mezzo per il recupero di una persona che ha ucciso due ragazzi». Ha la voce rotta dall'emozione mentre commenta quella notizia che le ha strappato un leggero sorriso sul volto. Teresa Chironi, la mamma di Flaminia, la giovanissima uccisa in un incidente stradale insieme al fidanzatino Alessio in via Nomentana nel maggio del 2008, si è svegliata con il cuore più leggero questo mattina dopo aver saputo che il Tribunale di Sorveglianza ha negato i domiciliari a Stefano Lucidi, il pirata della strada condannato a cinque anni per aver investito e ucciso Alessio e Flaminia.

La festa al circolo di calcetto. La notizia è arrivata ieri sera, mentre mamma Teresa e papà Sergio erano al circolo di calcetto dove Alessio da piccolo giocava, in via di Centocelle. "Torneo Asterix Flami e Ale" c'era scritto sullo striscione che ha accolto la festa di Natale del circolo Asd History Roma 3z 1983. «Siamo qui per ringraziare il circolo sportivo per il torneo che ogni anno organizzano per ricordare Flaminia e Alessio» hanno detto i genitori di Flaminia stretti nell'abbraccio dei piccoli della scuola calcio. Poi un lungo applauso quando Teresa ha ricordato che il 25 dicembre sarebbe stato il compleanno di Flaminia. Un'ora dopo la notizia che il Tribunale di sorveglianza aveva negato la scarcerazione di Lucidi.

Questa mattina Teresa si sente più sollevata. «E' una notizia importante, è stata fatta giustizia - dice - nel sistema giudiziario in cui viviamo anche una piccola cosa, a me sembra una grande conquista». Psicologi ed educatori del carcere di Rebibbia nei giorni scorsi avevano espresso l'intenzione di dare parere favorevole alla concessione dell'affidamento in prova chiesto da Lucidi. «Mi sono sentita umiliata quando ho saputo che secondo gli psicologici quell'uomo era cambiato, aveva già finito il percorso di recupero per quello che ha fatto, è come se avessero ucciso un'altra volta mia figlia - afferma con forza Teresa - un giudizio che mi ha fatto sorridere perché l'ho considerato da subito assurdo». Secondo la famiglia di Flaminia «Lucidi deve restare in carcere». Dubbi anche sulla pena. «Una pena iniqua, cinque anni per aver ucciso due ragazzi, un reato così grave come l'omicidio di due giovani deve essere considerato più seriamente». Teresa vede delle speranze nella «proposta di legge di Mario Valducci sull'omicidio stradale che prevede una pena certa e sanzioni più severe».

Progetti per la sicurezza stradale e il torneo Asterix. Resta alta l'attenzione sul tema della sicurezza stradale: la famiglia di Flaminia sta lavorando a un progetto. «Si chiama Save you, save me, è un progeto che si rivolge ai giovani per sensibilizzarli sull'educazione stradale». Nei progetti della famiglia c'è anche il Torneo Asterix che si svolge a maggio, un'occasione per ricordare i ragazzi e per raccogliere fondi per la onlus "I bambini di Flami e Ale". «Mia figlia adorava i bambini - dice Teresa - l'associazione aiuta i piccoli indigenti, anche con brose di studio». L'obiettivo adesso è coinvolgere anche il Comune e i giocatori della Roma e della Lazio nel Torneo Asterix. «Vogliamo offrire borse di studio anche per i bambini che vorrebbero giocare a calcio e non hanno soldi». «siamo molto affezionati al ricordo di Alessio e Flaminia - dice Luciano Zaccardi, responsabile del torneo - ricordo quando Alessio da piccolo giocava da noi, è stata una tragedia».

martedì 20 dicembre 2011

Ricostruzione del seno allarme tumori......

PARIGI - Piu' di 30 mila donne in Francia dovranno farsi rimuovere un tipo di protesi al seno dopo che alcuni casi di tumore, di cui due mortali, hanno fatto scattare l'allarme sanitario nel Paese. Il governo annuncera' un piano d'azione senza precedenti entro il fine settimana, ma per il quotidiano Liberation la decisione e' gia' presa: le donna che portano le protesi Pip, fabbricate con silicone ad uso industriale e non medico, dovranno sottoporsi all'espianto.
L'obiettivo e' di poter effettuare tutte le operazioni nel corso del 2012. Le protesi incriminate sono state prodotte dal 2001 dalla Poly Implant Prothese di La Seyne-sur-Mer, nel sud della Francia, numero tre mondiale del settore per anni. La frode e' emersa nel marzo 2010, quando l'agenzia di sicurezza sanitaria Afssaps ha scoperto che le Pip scoppiavano il doppio delle volte rispetto alle altre protesi.
Si è appurato quindi che l'azienda utilizzava un silicone piu' economico di quello a norma, simili a quelle per sigillare i rubinetti. Il prodotto e' stato ritirato dal mercato, ma nel frattempo si ritiene che almeno 30 mila donne siano state operate in Francia. Molte di piu' potrebbero essere pero' le portatrici di protesi Pip: l'80% della produzione veniva infatti esportata, soprattutto in Spagna e in Gran Bretagna. Otto casi di cancro, di cui un linfoma raro, e 2.172 denunce (nessuna dall'estero) sono state segnalate fino ad ora. La morte di due donne ha determinato l'apertura di inchieste per omicidio colposo.
Solo in alcuni casi i medici hanno potuto stabilire un legame tra la malattia ed il gel che si e' sparso nel corpo della paziente dopo che la protesi si era rotta. Ma la preoccupazione cresce. Decine di donne sono andate a protestare davanti al ministero della Sanita', a Parigi. Piu' di cinquemila telefonate sono arrivate al numero verde messo a disposizione delle pazienti appena due settimane fa. In pieno scandalo sanitario e mediatico la portavoce del governo, Valerie Pecresse per ora si e' limitata a dichiarare a Liberation: ''l'urgenza e' che tutte le donne che portano protesi PIP ritornino dal chirurgo''.
Il governo dovra' ora far fronte ad una serie di emergenze non facili da realizzare: trovare tutte le portatrici delle protesi e procedere agli espianti che, e' stato assicurato, saranno a carico della sanita' pubblica. E questo anche per le donne, ben l'80%, che hanno fatto ricorso alla chirurgia per motivi estetici. Le altre, il 20%, si sono fatte ricostruire il seno dopo l'asportazione di un tumore.ROMA - Il rischio e' quello di poter sviluppare tumori. Per questo, in Francia 30.000 donne che hanno avuto impiantata una protesi al seno di tipo Pip sono state richiamate dalle autorita' sanitarie per rimuovere le protesi incriminate che, benche' fuori dal mercato da circa due anni, fanno paura pure in Italia. Sarebbero infatti circa 4-5 mila le donne che nel nostro Paese hanno una protesi di questo tipo.
E se in Francia l'allarme cresce - le donne interessate dovranno rimuovere le protesi prima del fine settimana - il ministro della Salute Renato Balduzzi, alla luce dei fatti, ha convocato d'urgenza il Consiglio superiore di sanita' per un parere. La riunione si terra' giovedi' prossimo 22 dicembre. Le protesi, fabbricate dal 2001 dall'azienda francese Poly implant prothese (Pip) ed oggi fuori dal mercato, sono finite sotto accusa poiché fabbricate con silicone diverso da quello dichiarato alle autorità sanitarie e destinato invece ad usi industriali. Possono percio' lacerarsi provocando infiammazioni, ma anche, secondo vari esperti, forme tumorali.
"Secondo una stima generale - spiega il chirurgo plastico Giulio Basoccu, dell'Universita' La Sapienza di Roma - le protesi Pip arrivate e utilizzate in Italia sono all'incirca il 10-15% di quelle prodotte e utilizzate in Francia. Dunque, si stima che le Pip impiantate a donne in Italia siano circa 4-5.000". Il problema, avverte l'esperto, è che molte pazienti italiane ''potrebbero non essere a conoscenza del tipo di protesi che è stata loro impiantata, e dunque potrebbero non sapere di avere un impianto Pip". Questo perché, spiega Basoccu, "queste protesi, dal costo contenuto, é probabile siano state utilizzate specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche. La difficoltà oggi potrebbe dunque essere quella di riuscire a risalire a tutte le donne che hanno avuto tali impianti".
Da qui il consiglio dell'esperto: ''Tutte le donne con protesi al seno che non conoscono quale tipo di protesi sia stata loro impiantata o che hanno il sospetto che sia stata utilizzata una protesi di bassa qualità, è bene che si rivolgano al chirurgo che ha eseguito l'impianto chiedendo informazioni o, se ciò non é possibile, che facciano delle indagini di controllo". L'allarme per le protesi a rischio era scattato lo scorso anno e gia' nell'aprile 2010, con una circolare, il ministero italiano invitava gli operatori sanitari a non usare tali dispositivi, dopo che il 30 marzo 2010 l'Autorità francese ne aveva comunicato il ritiro. Nella circolare, il ministero della salute invitava inoltre a "mettere in quarantena" le protesi Pip e a "segnalare eventuali incidenti". Contemporaneamente, era stato chiesto al Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas) di verificare la presenza sul territorio nazionale del prodotto e di operare affinchè non potesse essere più distribuito.

Sassi contro il treno...

BERGAMO, 20 DIC - Paura questa mattina a Romano di Lombardia (Bergamo) a bordo di un treno diretto a Milano, per un lancio di sassi che ha colpito alcune carrozze del convoglio.

Una studentessa bresciana e' rimasta lievemente ferita dalle schegge di un finestrino finito in frantumi. E' accaduto intorno alle 8, sul treno Verona-Milano. Sul caso sta indagando la polizia ferroviaria.


domenica 18 dicembre 2011

Racconti di un mostro......

ROMA - «Ricordo tutte le donne che ho ucciso. Voglio dedicare la mia vita a fare del bene. Farò volontariato». Dal carcere di Opera dove sta scontando l'ergastolo Gianfranco Stevanin si racconta in un'intervista al Corriere del Veneto. Il 'mostro di Terrazzo' negli anni Novanta uccise sei donne durante dei rapporti sessuali estremi, le tagliò a pezzi e le sotterrò nei campi vicino a casa.
«Mi sono iscritto al maggior numero di corsi disponibili e - dice Stevanin- sto cercando di arrivare alla maturità superiore, studi che interruppi in gioventù a causa di un incidente motociclistico. Gli studi per ora vanno bene e mi piacciono, come mi piace tutto ciò che può arricchire il mio bagaglio culturale…».
«Nonostante sia passato un bel po' di tempo, io - racconta ancora - ci penso eccome alle ragazze decedute. Nei miei ricordi però quelle ragazze sono vive, ed è così che vorrei continuare a ricordarle. Dal momento che gli inquirenti dicono che ho commesso quei fatti, devo dire così poichè di quei fatti io non ho mai avuto il ricordo, è ovvio che mi debba sentire responsabile. Ora però sono io a farle una domanda: quanto mi dovrei sentire responsabile se sapessi che in quei momenti non ero cosciente di ciò che facevo».
«La funzione del carcere è quella di essere 'rieducativo' in merito a ciò che di male si è commesso. Ma non sempre - sottolinea - la prigione riesce a esserlo, specialmente in una situazione carceraria come quella odierna. Nel mio caso, però, sarebbe stato utile stabilire meglio in che misura ero cosciente di quel che facevo all'epoca dei fatti. Quantomeno per stabilire il tipo di rieducazione di cui necessitavo. Nonostante tutto, secondo la mia modesta opinione, l'obiettivo è stato raggiunto».

Papa:" Affollamento nei carceri significa doppia pena"

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 18 DIC - Il ''sovraffollamento e il degrado possono rendere ancora piu' amara la detenzione'' e perche' i detenuti non debbano scontare ''una 'doppia pena''' il Papa chiede alle ''istituzioni'' di verificare ''strutture, mezzi, personale'' in relazione alle ''esigenze della persona umana'', con anche ricorso a ''pene non detentive...''. Lo ha detto stamani davanti ai circa 300 detenuti nel carcere di Rebibbia aggiungendo: ''mi sono arrivate varie lettere di detenuti che lo sottolineano.

sabato 17 dicembre 2011

Critiche all'assessore Fanti per la richiesta di finanziamento ai padri separati.

SOLDI AI PADRI SEPARATI, L'ASSOCIAZIONE VALORE DONNA GIUDICA NEGATIVAMENTE LA RICHIESTA DELL'ASSESSORE PATRIZIA FANTI

L'associazione Valore Donna giudica negativamente la posizione assunta dal Comune di Latina relativamente alla proposta di aiuto economico per i padri separati. "Constatiamo con stupore che l’assessorato ai servizi sociali del Comune di Latina ha inoltrato alla Regione Lazio una domanda di finanziamento per 200mila euro, destinati proprio alla costruzione di case che ospiteranno i padri separati e figli -ha dichiarato la presidentessa dell'associazione Valore Donna, Valentina Pappacena- la richiesta dell'amministrazione appare andare nella direzione opposta di quanto avviene in campo nazionale. Innanzitutto occorre precisare che il dato fornito dalla ricerca Istat di recentissima pubblicazione, dedicata alle condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio, rileva come siano le donne a subire una involuzione economica personale e familiare dalla fine di un matrimonio. Altro aspetto che merita di essere sottolineato è la presenza ormai sempre più crescente di falsi siti di padri separati uniti contro le donne. La partecipazione mediatica ad una campagna che apre ufficialmente le ostilità tra i "generi" maschile e femminile può, a livello sociale, produrre gravi danni per la popolazione. Istat infatti rileva che il 75% dei genitori maschi non è in regola con il pagamento dell'assegno vitalizio per i figli e, considerando l'ampiezza del dato nazionale prodotto da Istat, è bene sospettare che si celi ben altro oltre alla povertà. Sussiste inoltre il rischio che da questa impietosa campagna nasca inoltre una nuova "affittopoli" di partito. Chiediamo per questo motivo che il Comune di Latina ed in particolare l'assessore Patrizia Fanti faccia un passo indietro sulla sua richiesta. Lo faccia soprattutto per il mondo femminile".

Dichiarazioni dei genitori di Emiliana

In questo video potrete ascoltare le dichiarazioni dei genitori di Emiliana dopo la sentenza..


http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.h24notizie.com%2Fnews%2F2011%2F12%2F15%2Fvideouccise-la-sua-ex-fidanzata-emiliana-femiano-faccetti-condannato-a-trentanni%2F&h=3AQHI7ibCAQHpi1l2khr8tlQfsnYJPdJ9wfqgVark0tG_DQ

Il nuovo ministro dell' (in..)GIUSTIZIA?

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha approvato il pacchetto di misure in cinque punti con il quale il ministro della giustizia Paola Severino intende affrontare soprattutto l'emergenza carceri, ma anche accelerare il processo civile e ridurre le spese. "Il criterio della assoluta collegialità al quale questo governo si è finora attenuto è stato mantenuto anche in questa importantissima occasione. E' stato approvato un pacchetto di riforme sulla emergenza carceraria, sul rapporto diritto-economia, sull'efficienza della giustizia, secondo le linee portanti già illustrate alle Commissioni in Parlamento", ha premesso Severino, illustrando i suoi provvedimenti. Si tratta di misure che nell'arco di un anno potrebbero far uscire dai penitenziari circa 3.300 detenuti, estendendo a 18 mesi, dagli attuali 12, il periodo di pena finale da scontare a casa per le condanne non gravi. Si calcola, inoltre, in circa 16-18 mila persone il flusso dei detenuti che, sempre da qui a un anno - più o meno - non dovrebbero più mettere piede in carcere a seguito del blocco del meccanismo delle 'porte girevoli' per effetto del quale, adesso, entrano in cella, per non più di tre giorni, coloro che sono destinati al processo per direttissima, ad esempio perché colti in flagranza di reato. Per loro si farà ricorso alle celle di sicurezza delle forze di polizia, nelle quali andranno i magistrati a convalidare l'arresto evitando i costi delle traduzioni e l'aggravio di lavoro degli uffici. A proposito del rischio che in queste celle si verifichino episodi di violenza contro gli arrestati, Severino ha spiegato che il problema a Via Arenula se lo sono posti ma hanno valutato che "il rischio sussiste nella stessa misura anche in caso di reclusione nei penitenziari". Il Guardasigilli ritiene che questa novità sia assai meno "umiliante" di tutte le procedure alle quali si è sottoposti all'ingresso in una casa circondariale. Non è escluso che nelle celle di sicurezza - ce ne sono 706, ma non tutte sono idonee - possano fare visite ispettive i parlamentari; infine, questo tipo di detenzione breve potrebbe anche essere solo una misura transitoria in attesa che si realizzino le nuove carceri. Per quelle quasi ultimate, ha detto il ministro, ci sono - pronti da essere spesi subito e anche nel 2012 - circa 57 milioni di euro. Ma dal suo 'pacchetto' Severino attende, a regime, anche 28 milioni di risparmi l'anno a partire dalla riduzione dei tribunali e dei giudici di pace, che dà il via al restyling delle circoscrizioni giudiziarie. Varate anche misure per venire incontro a chi, piccola impresa o privato cittadino, è incorso nel crac economico. Per uscire dall'indebitamento sono state rafforzate le procedure della mediaconciliazione che un giudice si limiterà a omologare. Con una delega al governo, si dovranno individuare le aree della depenalizzazione - esclusi interventi sulle norme su immigrazione e stupefacenti, e anche sui manicomi giudiziari - per tramutare in sanzione amministrativa l'ammenda penale. Per i reati puniti con condanna fino a quattro anni di reclusioni arriva la "messa alla prova": se chiesta all'apertura del dibattimento sospende il processo ed estingue il reato al termine di un percorso rieducativo con lavori di pubblica utilità. Si continua a lavorare e a rimanere in famiglia senza entrare in carcere. Misure di clemenza 'una tantum' non sono nell'agenda del governo Monti, tuttavia - rispondendo a una domanda - Severino ha spiegato di non aver "mai escluso che l'amnistia e l'indulto siano dei mezzi che contribuiscono ad alleviare l'emergenza carceri, ma ho sempre detto che non sono dei provvedimenti di matrice governativa: se questa indicazione verrà dal Parlamento io non la contrasterò". Intanto Severino ha messo a punto anche una carta dei diritti e doveri del detenuto per dare una bussola a chi entra in cella e ai suoi familiari. Positivi i commenti al 'pacchetto Severino'. Per Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, "finalmente si va nella direzione giusta. Molti nostri suggerimenti sono stati colti". "Si va sulla giusta strada", ha commentato anche Luigi Vitali, responsabile Pdl per i penitenziari, sottolineando però la necessità di predisporre i necessari controlli sui detenuti ai domiciliari. Anche all'Udc il pacchetto è piaciuto: "il governo ha dimostrato di saper passare dalle parole ai fatti", ha rilevato il centrista Roberto Rao. Critico, invece, l'Idv che chiede di evitare "una giustizia a doppia velocità in base alla quale i poveri cristi restano in carcere e i criminali dei colletti bianchi non dovranno mai temere di scontare la pena in carcere". Giudizio negativo anche dalla Lega nord: Maroni sostiene "il governo si sta un po' allargando", mentre Castelli è più esplicito: il governo "un governo vuole i detenuti fuori dalle carceri".

giovedì 15 dicembre 2011

Giustizia per Emiliana Femiano

LATINA – Trent’anni a Luigi Faccetti. E’ quanto deciso dal giudice del Tribunale di Latina Guido Marcelli che oggi ha emesso la sentenza. Il pm aveva chiestio l’ergastolo e in subordine 30 anni di reclusione.
Luigi Faccetti, lo ricordiamo, uccise con più di 80 coltellate la sua ex fidanzata, Emiliana Femiano, a Terracina poco più di un anno fa. Il 24enne di Napoli aveva già tentato di uccidere la ragazza un anno prima, era stato fermato dall’intervento di un passante che aveva assistito alla scena. Era finito agli arresti domiciliari e si era trasferito a Terracina. Qui ha incontrato nuovamente Emiliana e l’ha uccisa.
Fuori dal Tribunale in piazza Buozzi ad attendere la sentenza c’erano anche i genitori di Emiliana, per la mamma giustizia è stata fatta.

E a gridare giustizia fuori il Tribunale c’erano anche l’associazione Valore donna, di Valentina Pappacena che si è costituita parte civile e Campania in movimento presieduta da Chiara Giordano.

ASCOLTA L'INTERVISTA ALLA MAMMA DI EMILIANA...
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=trentanni%20per%20luigi%20faccetti&source=web&cd=3&ved=0CDIQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.radioluna.it%2Fnews%2F2011%2F12%2Faudio-trentanni-a-faccetti-la-mamma-di-emiliana-giudizia-e-stata-fatta%2F&ei=UmHqTs3uMcPS4QTsxZj4CA&usg=AFQjCNFxOwt1DzI8f2-xsmFGTNc8SbFlcw

mercoledì 14 dicembre 2011

15 Dicembre Ore 9,00 sit-in per Emiliana Femiano

Omicidio Femiano, un sit in davanti al Tribunale organizzato da Valore Donna

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Giovedì 15 dicembre alle ore 9 presso il Tribunale di Latina ci sara' la prima udienza per l'omicidio di Emiliana Femiano uccisa a Terracina il 22 novembre 2010 dall'ex convivente al termine di una lite scatenata dalla gelosia di lui. Un epilogo peraltro ampiamente prevedibile alla luce di quanto avvenuto prima. L’uomo aveva già tentato di uccidere la ex convivente. I segnali ci furono già con l'episodio avvenuto nel 2009 a Napoli. I due erano stati fidanzati per circa un anno e mezzo, la loro relazione era finita ma l’uomo non si era rassegnato e l’aveva perseguitata con sms e pedinamenti. Poi un giorno aveva atteso che uscisse di casa e l’aveva aggredita ferendola con 4 fendenti al collo. Dopo un intervento la ragazza era riuscita a guarire e l’uomo si era dato alla fuga e solo in seguito aveva deciso di costituirsi. Gli era stato notificato un provvedimento di fermo per tentato omicidio.

Alla luce della tragedia di Terracina l'associazione valore donna si riunirà davanti al Tribunale di Latina giovedì mattina alle ore 9 per chiedere giustizia per la giovane vita. Verrà organizzato un sit in pacifico e tramite l'avvocato dell'associazione Letizia Colaguori, verrà presentata un'istanza di costituzione di parte civile. "Auspichiamo che la pena sia adeguata alla grave perdita -ha sottolineato il presidente dell'associazione Valentina Pappacena- anche se riteniamo che nulla potrà mai restituire alla famiglia Emiliana. Purtroppo siamo già convinti che la pena non sara' adeguata perché all'omicida è stato concesso il rito abbreviato, che come ben sappiamo prevede uno sconto sulla pena. Valore Donna sta cercando di supportare il legislatore nella stesura di provvedimenti di legge volti ad inasprire le pene per i reati cosidetti passionali. Vogliamo evitare sconti di pena in questi casi così efferati".

lunedì 12 dicembre 2011

....e Ruby si prostituiva......

MILANO - C'erano ''una serie di elementi convergenti'', tra cui ''dichiarazioni'' di testimoni, ''intercettazioni'', appunti ''su agende'' e ''riscontri oggettivi'', che dimostravano, all'epoca delle indagini, che Ruby ''compiva atti sessuali a pagamento'' alle serate ad Arcore. Lo ha spiegato il funzionario capo della polizia giudiziaria di Milano, Marco Ciacci, nel corso della sua testimonianza al processo milanese, che vede imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile.
Ciacci, nel corso della scorsa udienza, rispondendo alle domande della difesa, aveva chiarito che gli elementi che avevano portato ad indagare sui presunti rapporti sessuali tra l'ex premier e Ruby erano le dichiarazioni a verbale di Caterina Pasquino, l'ex coinquilina della giovane marocchina, e di Giuseppe Villa, imprenditore e titolare di un bar. Oggi, rispondendo ad una domanda del pm di Milano Antonio Sangermano, l'investigatore ha specificato che sugli ''atti sessuali a pagamento'' di Ruby c'erano una ''serie di elementi convergenti'', tra cui le dichiarazioni di Pasquino e Villa, che ''collocano la ragazza in un contesto di eventi in cui c'era il compimento di atti sessuali dietro compenso''.
E la partecipazione a questa serie di eventi, ossia le cene ad Arcore, ha aggiunto l'investigatore, ''e' stata ricostruita con le intercettazioni e da molteplici conversazioni telefoniche, tra cui una di Ruby con Luca Risso (il suo fidanzato) del 6 ottobre 2010''. Rispondendo ad alcune domande dell'avvocato Niccolo' Ghedini, poi, Ciacci ha spiegato che dopo la famosa notte del 27-28 maggio 2010, quando Ruby venne rilasciata dalla Questura, la ''presidenza del consiglio'' non intervenne piu' quando, ad esempio, a giugno fu necessario per tre volte ricollocare Ruby in altre comunita'. Come e' emerso da una domanda del pm, pero', da giugno a ''interessarsi'' della ragazza fu, come ha chiarito Ciacci, Lele Mora.

Altra scia di sangue sulle nostre strade

Tre giovani vite stroncate in un sabato notte a base di alcol, droga e velocità a pochi giorni dal Natale. Stavano rientrando a casa al termine di una serata con gli amici, come tutti i weekend, ma una distrazione causata forse dallo sballo della movida gli è costata la vita. Due incidenti mortali macchiano di sangue il weekend nel Lazio, mentre un terzo ha messo in serio pericolo la vita di una diciassettenne americana in quello che a Roma viene considerato l'"incrocio della morte". E' da poco passata l'una quando cinque ventenni, due ragazzi e tre ragazze, stanno rientrando verso casa dopo una serata passata ad Ostia, sul litorale romano. Il conducente perde il controllo dell'auto che finisce violentemente contro un albero in via di Castelporziano. Lo schianto risulta fatale a Federica Monti, una delle ragazze sedute sul sedile di dietro che viene sbalzata fuori dall'Alfa 147 e muore sul colpo.
A causare l'incidente sarebbero state le condizioni del ragazzo che era alla guida, trovato positivo sia agli oppiacei e ai cannabinoidi che all'alcoltest. Le sue condizioni sono gravi, mentre quelle degli altri passeggeri vengono definite lievi. Due cugini, invece, sono morti ad Aprilia, in provincia di Latina. Erano appassionati di musica elettronica, la stessa che probabilmente avevano ballato nel locale dove avevano passato la serata. Paolo Cramerotti, 25enne arredatore d'interni, aveva anche un'altra passione, quella per la sua Mazda Rx-8, la stessa sulla quale viaggiava questa notte con il cugino ed un altro amico. All'improvviso ne ha perso il controllo ed ha tamponato una Lupo finendo poi contro un muretto sul ciglio della strada. Per lui ed il cugino, il 24enne Alessio De Gasperi, non c'e stato nulla da fare, sono morti sul colpo schiacciati dalle lamiere.
Sarà ora l'autopsia a stabilire se i ragazzi avessero bevuto o assunto sostanze stupefacenti prima di mettersi alla guida. Ricoverato in prognosi riservata, invece, il loro amico. Sfiorata la tragedia, infine, a Roma, nelle vicinanze di Porta Pia. Una ragazza statunitense di 17 anni, domiciliata nella Capitale, è stata investita da un autobus della linea 84 all'incrocio tra via Nomentana e viale Regina Margherita. La giovane è ricoverata in gravi condizioni, mentre i vigili del III Gruppo stanno cercando di capire meglio la dinamica dell'incidente. Nel 2008, sempre in quello stesso punto avvennero due incidenti mortali: il primo costò la vita a due fidanzati ventenni, Alessio e Flaminia, travolti da un pirata della strada. Stefano Lucidi, l'autista dell'auto-killer, venne poi rintracciato e condannato a 10 anni in primo grado e a 5 in appello. Pochi mesi dopo, un moldavo alla guida di un furgone rubato travolse un'auto con tre ragazzi a bordo tentando di evitare un controllo di polizia. Nello schianto morì il 20enne Rocco Trivigno. Il conducente, Ignatiuc Vasile, venne condannato a 15 anni e mezzo con l'accusa di omicidio volontario dopo un tortuoso iter giudiziario

sabato 10 dicembre 2011

Muore la mamma coraggio....

PAVIA, 10 DIC - Angela Montagna, sposata Casella, da tutti conosciuta come ''madre coraggio'' e' morta nella serata di ieri a Pavia all'eta' di 65 anni. Durante il sequestro del figlio Cesare durato 743 giorni, nel 1988 si incateno' per protesta nei paesi della Locride. Il figlio fu poi liberato nel gennaio del 1990. I funerali si svolgeranno lunedi' 12 alle ore 11 nella chiesa della Sacra Famiglia a Pavia.


Abortisce la sedicenne di Trento

TRENTO - Voleva ad ogni costo tenere il suo bambino, tanto che i genitori si sono rivolti, invano, al Tribunale dei minori di Trento per convincerla ad abortire, ma alla fine ha interrotto la gravidanza. E' questo l'epilogo della vicenda della ragazza trentina di 16 anni, secondo quanto riportato da 'Repubblica' e dal quotidiano locale 'Trentino'.
A spingere i genitori a chiedere aiuto ai giudici minorili era stata la convinzione che il fidanzato della figlia, un albanese maggiorenne, non fosse in grado di garantirle un futuro. L'adolescente, pero', insisteva nel dirsi innamorata, dopo due anni in cui i genitori avevano cercato in ogni modo di ostacolare quella relazione.
Al Tribunale dei minori avevano chiesto di obbligare la ragazza all'aborto. Impossibile giuridicamente. Infine, la cosa si sarebbe risolta in famiglia.
''Non e' stata - secondo il racconto del padre, riferito da Repubblica - un' altra violenza'', ma solo ''la vittoria della ragionevolezza''. A conclusione della vicenda la ragazza avrebbe anche allontanato il fidanzato.

venerdì 9 dicembre 2011

Ginevra e Arianna separate dal tribunale dei minorenni

Guardate amici la storia di Ginevra e Arianna.
Arianna 18 mesi strappata all'amore materno dal tribunale dei minorenni di Roma, prelevata sotto casa con l'uso di un vero e proprio esercito in assetto da guerra, e affidata ad un padre violento.




http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D8UZCNxDtbs0&h=eAQFB3uOKAQHEP9MoH78Hl_gs8h3RFNrQp1NTym1YrvrGVw

16 Anni... I genitori chiedono al tribunale di farla abortire

Sedicenne incinta. I genitori: "Giudice, la faccia abortire"

Venerdì, 9 dicembre 2011 - 08:53:53
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Sedicenne, incinta, ma non vuole abortire. Così i genitori, dopo avere provato a convincerla, si sono rivolti al tribunale dei minori, chiedendo di fatto che la minorenne sia costretta all'aborto. La vicenda, accaduta nella provincia trentina, dai quotidiani locali è raccontata da La Repubblica.
I genitori della ragazza, "separati, per una volta profondamente d'accordo, non ne vogliono sapere. Troppo giovane lei; soprattutto troppo incerta la vita di lui" che, secondo i genitori sarebbe "un violento". "'Devi abortire', le hanno detto. Ma lei ha risposto di no", scrive La Repubblica. E allora "hanno pensato che potesse essere un giudice a decidere che quel bambino non deve nascere. 'Deve costringerla'. Così adesso vogliono portare la loro figlia in tribunale, perché di quel nipote non vogliono neppure sentir parlare".
La storia arriva quindi al Tribunale dei minori. "Fabio Biasi, il pubblico ministero che ha seguito il caso, ha dovuto alzare le mani: non c'è spazio per la legge, non si può ordinare un aborto per sentenza", prosegue il quotidiano. Sul tavolo del magistrato ci sono anche le altre due richieste avanzate dai genitori: "se questo aborto non si dovesse fare, allora, almeno, ci sia un provvedimento che ordina l'allontanamento dei due innamorati: non debbono più vedersi, sostiene la famiglia di lei. E ancora: se questo bambino, nonostante tutto, nascerà, sia almeno impedito al padre di dargli il suo nome". Il padre è un giovane albanese di 18 anni.

mercoledì 7 dicembre 2011

Anche Chiara senza giustizia

Alberto Stasi è stato assolto anche dalla Corto d'Assise d'Appello di Milano, che ha confermato il verdetto del processo di primo grado. La sentenza è stata pronunciata in aula a Milano  alle 17.40. Per la prima volta nella lunga vicenda processuale, Alberto Stasi è scoppiato in un pianto dirotto abbracciando i suoi avvocati. Il professor Giarda ha dichiarato: "Ora per Alberto inizi una nuova vita, e ora inizi anche una nuova indagine per cercare il colpevole del delitto". I genitori di Chiara hanno lasciato l'aula subito dopo: "Ho fiducia nella giustizia - ha detto la mamma - ma non mi arrendo".
"Tutti gli elementi hanno portato ad escludere la colpevolezza di Alberto Stasi". Lo ha detto Angelo Giarda, capo del pool di difensori di Alberto Stasi, dopo la lettura del dispositivo con cui i giudici della Corte d'assise d'appello di Milano, hanno confermato la sentenza di primo grado. Giarda ha ribadito che "tutto quel che è avvenuto non è
stato altro che la conferma di quello che abbiamo sempre sostenuto: la non responsabilità di Alberto". E a chi ha fatto notare al legale che comunque è ancora libero un assassino e gli ha chiesto se si fosse fatta un'idea di chi sia stato ad assassinare Chiara Poggi, il professor Giarda ha risposto: "io difendo Alberto Stasi e non tocca a noi dirlo. Chi deve fare le indagini sa cosa fare. Le indagini investigative - ha continuato con il tono seccato - non sono affari nostri. Noi non ci sostituiamo alla Procura della Repubblica".
"E' giusto così": è quanto ha detto Alberto Stasi abbracciando i suoi legali subito dopo la lettura del dispositivo. Stasi ha lasciato poi il Palazzo di Giustizia di Milano per andare in studio dai suoi avvocati dove ad attenderlo c'erano i suoi genitori.
Il sostituto Procuratore Generale Laura Barbaini oggi, davanti ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano, nel corso delle repliche, aveva insistito nel chiedere la condanna a 30 anni di carcere per Alberto Stasi, accusato di avere ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi agendo con crudeltà. Dopo il Pg ha parlato il legale della parte civile e, dopo una pausa, la parola è passata alla difesa. Dopo di che i giudici sono entrati in camera di consiglio per uscire o con il verdetto o con la decisione di riaprire il caso. La decisione è stata assolvere nuovamente Alberto Stasi.
Il Sostituto Procuratore di Milano Laura Barbaini, durante le repliche, oltre ad avere insistito con la richiesta di condannare Alberto Stasi a 30 anni di carcere, aveva contestato la perizia relativa alle macchie di Sangue sul pavimento della villetta di Garlasco e su loro grado di essicazione, dove Chiara Poggi è stata assassinata la mattina del 13 agosto 2007.
Il Pg ha spiegato, confrontando di verbali dell'intervento dei carabinieri sulla scena del crimine il giorno del delitto e il relativo orario delle foto scattate, con quello indicato nel dispositivo della macchina fotografica utilizzata, ha rilevato un errore non da poco: la macchina era settata sull'ora solare e non sull'ora legale, e quindi le foto sarebbero state scattate un'ora dopo rispetto all'orario riportato sui verbali. Pertanto cì si riflette sul grado di essicazione delle macchie di sangue su una delle perizie disposte dal Gup di Vigevano Stefano Vitelli, che due anni fa ha assolto Stasi.
Le deviazioni sessuali di Stasi e la natura dei rapporti intimi tra Alberto e Chiara, quali inequivocabilmente emergono - aveva ancora detto il pg Barbaini- dai filmati con tutta la loro evidente patologica criticità (...) sono evidentemente alla base dell'elemento scatenante" che ha indotto l'ex studente bocconiano a uccidere la sua fidanzata".
"Stasi mente" su quanto ha raccontato riguardo al ritrovamento del cadavere della sua fidanzata Chiara Poggi, ha detto ancora la Barbaini, e "appare evidente come (...) dopo aver commesso l'omicidio (...) torna a casa e, nell'ambito del suo piano preordinato, si crea l'alibi dalle ore 9.36 in poi, con l'uso del computer e del telefono", ritornando nella villa dei Poggi "alle 13.45".
Per la difesa di Alberto Stasi, non era attendibile la ricostruzione fatta dal sostituto procuratore generale sull'orario delle foto. Gli avvocati del giovane, il professor Angelo Giarda e Giuseppe Colli, hanno cercato di dimostrare come in quanto sostenuto ci sia qualcosa che non quadra. Pertanto hanno portato ad esempio l'ultima foto scattata dai carabinieri di Vigevano, che risulta essere delle 14.32, cioè in base all'ora legale delle 15.32, ma da quello che risulta agli atti i militari sono usciti dalla casa alle 15.15 (ora legale).

martedì 6 dicembre 2011

Monti.....taglia la tutela all'infanzia

Sono poche righe secche in una manovra sterminata. Bastano per cancellare anni di lavoro. L’Agenzia per il Terzo Settore, l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, l’Ente nazionale per il microcredito e l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza vengono soppresse, recita il provvedimento. Per l’ente che doveva occuparsi di minori è una fine inaspettata e decisamente prematura ma soprattutto un insieme di paradossi e situazioni al limite del surreale.

L’Autorità ha poco più di quattro mesi di vita, un presidente nominato da sei giorni, e si è vista uccidere sul nascere un futuro che si annunciava roseo e pieno di promesse a leggere solo quello che avveniva nemmeno una settimana fa quando a capo della giovane Autorità veniva nominato Vincenzo Spadafora, allora brillante presidente dell’Unicef Italia, il più giovane mai arrivato così in alto nell’organizzazione, come recita il suo curriculum. Spadafora accetta, si dice commosso e orgoglioso e si impegna a realizzare il suo compito «nel superiore ed esclusivo interesse dei bambini e degli adolescenti».

E’ il primo presidente della nuova Authority. Alla sua nomina hanno provveduto cinque mesi dopo il via dell’organismo i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, così come prevede la legge. Dovrebbe durare in carica quattro anni e la sua nomina potrà essere rinnovata una sola volta.

Viene accolto da un coro di apprezzamenti da ogni parte, centrodestra e centrosinistra. Mara Carfagna, ormai non più ministro, ma reduce insieme a molti altri da un lungo periodo di lavoro per arrivare all’istituzione del Garante, applaude con entusiasmo: «Da oggi i bambini saranno più tutelati».
E’ quello che ci chiede l’Onu da venti anni. Il Garante infatti è una figura istituzionale già presente in gran parte dei Paesi europei ed attesa da tempo in Italia tenuto conto che era prevista e sollecitata già nella Convenzione sui diritti dell’infanzia dell’Onu del 1991. Trattative, stop, marce indietro, e una legge che fatica ad avanzare. Viene presentata in Assemblea nel settembre del 2009 e poi rinviata alle commissioni Affari Costituzionali e Affari Sociali. Il loro lavoro si conclude il 9 marzo e il via libera della Camera arriva il 16 marzo. Il 22 giugno l’approvazione del Senato.

Da questo momento nulla sembra più ostacolare il provvedimento che per la prima volta attua l'articolo 31 della Costituzione che prevede l’agevolazione con misure economiche della formazione della famiglia e in particolare delle famiglie numerose. Finalmente - dicono tutti - l’Italia ha un punto di riferimento per chi voglia denunciare - anche solo telefonicamente - violazioni o situazioni di rischio per i minori. Finalmente c’è chi garantirà che al centro dell’agenda politica vi sia anche la garanzia di adeguati investimenti sull’infanzia - attraverso la destinazione di fondi specifici a sostegno delle politiche e delle normative nazionali. Finalmente c’è l’organismo che potrà avere un dialogo alla pari con le Istituzioni nazionali e regionali, con le magistrature, soprattutto con quella minorile, come pure con il sistema dei servizi sociali nazionale e regionale. Si sbagliavano: due giorni fa è stato soppresso.

lunedì 5 dicembre 2011

Muore la mamma e non ha i soldi per il funerale.

La madre muore, il figlio veglia il cadavere: non ha i soldi per il funerale
05/12/2011, di Redazione (online).
La madre si sente male, il figlio chiama il 118 ma la donna muore. Una guardia medica, arrivata nell’abitazione, dice al figlio che deve provvedere alle spese per il funerale e al trasferimento del cadavere. “Non ho i soldi” risponde il ragazzo che si è trovato a vegliare il cadavere della mamma per quasi 24 ore.
Una storia al limite dell’incredibile quella avvenuta a Latina. La Procura intanto ha disposto l’autopsia sul cadavere per verificare le cause del decesso. La donna di 46 anni si era sentita male e pochi giorni fa era stata dimessa dall’ospedale Santa Maria Goretti dove aveva subito un intervento dopo la rottura di tibia e perone.
Dopo il suo rientro a casa aveva sentito dolori allo stomaco che aveva segnalato al figlio. Dopo il decesso, il ragazzo si è trovato a dover fronteggiare da solo una situazione disperata, con la madre morta, senza lavoro e senza soldi. Anche il padre è morto alcuni anni fa, insomma nessun aiuto e un cadavere dentro casa.
“Rivolgiti al Comune, ai servizi sociali” gli è stato detto. Il caso è stato denunciato da Giovanni Delle Cave, presidente dell’associazione familiari e vittime della strada. Dopo la segnalazione è stata inviata un’agenzia funebre che ha portato il cadavere all’obitorio, dopo ore e ore di lancinante attesa e un vergognoso rimpallo di responsabilità.

domenica 4 dicembre 2011

Violentato bambino di un mese

Raccapricciante notizia quella che ci giunge dall'Inghilterra dove un bambino, avente poco più di un mese di vita, è stato vittima di maltrattamenti e violenze sessuali. Il piccolo ha diverse costole fratturate, un braccio rotto ed è attaccato ad una macchina che gli permette di sopravvivere dopo l'attacco di cuore che ha subito a seguito delle ferite riportate. Arrestati un uomo e una donna.
Pubblicato da Simona Vitale   il 4 dicembre 2011 alle 4:48 pm



Notizia scioccante quella che ci giunge dall‘Inghilterra, una di quelle che mai vorremmo raccontare e che ha come vittima un bambino piccolissimo. Ebbene sì un bambino, avente solo un mese di vita, è stato violentato e maltrattato e adesso sta lottando per sopravvivere. E’ stato anche vittima di un arresto cardiaco a causa delle terribili ferite riportate. Sicuramente questo è uno dei casi di abuso di minori più gravi mai accaduti in Gran Bretagna dove, il quasi neonato ha riportato costole fratturate, un braccio rotto, un polmone perforato e gravi contusioni. Oltre, purtroppo, a delle ferite che indicavano che il piccolo aveva subito delle violenze sessuali. Due le persone arrestate, un uomo di 46 anni, accusato di stupro e lesioni personali gravi, e una donna.
Il bambino è stato trasportato presso il Darent Valley Hospital di Dartford, nel Kent, giovedì, ma dopo l’attacco di cuore che ha subito, è stato trasferito al King College Hospital nel sud di Londra, dove dalla scorsa notte è attaccato ad una macchina che lo tiene in vita. Una fonte vicino alla Polizia ha rivelato: “Sono le peggiori lesioni che sia i medici  che la polizia abbiano mai riscontrato in una persona così giovane, un bambino di appena 30 giorni. E’ un miracolo che sia ancora vivo, nonostante il fatto che, purtroppo, non sia fuori pericolo”. La polizia sta ancora indagando, mentre le due persone accusate si trovano attualmente presso la stazione di polizia del North Kent.

Bimbo di 18 mesi trovato positivo alla cocaina

Bimbo 18 mesi positivo alla droga, fermata madre
Ricoverato in rianimazione, e' in prognosi riservata
04 dicembre, 12:57
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Foto archivio

PALERMO - Un bambino di un anno e mezzo di Palermo ricoverato nel reparto di rianimazione, in prognosi riservata, all'Ospedale dei Bambini. A portarlo al Pronto soccorso sono stati la madre e il convivente. Il piccolo aveva lividi in tutto il corpo e segni di bruciature. Sottoposto a una serie di analisi è risultato positivo alla cocaina. Il Pm Carlo Marzella, dopo aver interrogato la coppia, ha disposto il fermo della donna, 25 anni, per maltrattamenti aggravati. I due sono anche indagati per cessione di cocaina.

La storia ha inizio ieri quando la coppia - lei disoccupata, lui impiegato al mercato ortofrutticolo - portano il piccolo al Pronto soccorso denunciando problemi respiratori. I medici trovano lividi, bernoccoli e ustioni sul bimbo e lo ricoverano. Dalle analisi delle urine risulta una concentrazione di cocaina tale da determinare una intossicazione: diagnosi che impone il ricovero in rianimazione. Sentiti dalla polizia i due danno versioni poco plausibili, sostenendo che il bambino era caduto da un seggiolone e che nessuno di loro faceva uso di droga.

Quanto alle bruciature, la madre, sostiene che a provocarle sarebbe stato il fratellino più grande. I due vengono risentiti dal Pubblico ministero, la donna continua a confermare la sua versione, mentre il compagno la descrive come una persona violenta e solita a picchiare i figli e ammette che entrambi facevano uso di cocaina. L'uomo confessa che la sera prima, entrambi avevano assunto stupefacenti, e che successivamente lui era andato in bagno lasciando il sacchetto con la droga incustodito. Dello stupefacente poi non avrebbe più trovato traccia. Gli inquirenti stanno cercando di capire se il bimbo giocando l'abbia ingerito.